Anche con una spesa militare europea ferma al 3% del Pil, mezzo punto sotto la soglia su cui oggi poggiano le valutazioni del settore, Leonardo resterebbe un titolo da comprare. È una delle conclusioni dell’analisi che Citi, marchio del gruppo bancario e finanziario americano Citigroup con sede a New York, ha dedicato ai principali gruppi della difesa quotati in Europa. Nello scenario prudente il fair value del gruppo scende a 62 euro, contro un target price attuale di 69, e il potenziale di rialzo passa dal 38 al 25%. Il dato pesa di più perché per l’Italia la banca ha ipotizzato una spesa di lungo periodo ancora più bassa, al 2,8% del Pil.
Perché il 3%
Lo scenario base di Citi resta quello del 3,5%, la soglia ritenuta necessaria per la sicurezza del continente stabilita in ambito Nato, ed è su questa ipotesi che sono costruiti i target price. Il debito pubblico elevato in buona parte d’Europa e l’incertezza politica, con Francia, Spagna, Italia, Grecia e Polonia al voto nel 2027, hanno però spinto la banca a stimare i fair value in un’ipotesi più conservativa. La nota arriva mentre il comparto è tra i migliori dei listini europei, e mostra quanto le valutazioni dipendano ormai dalle ipotesi sui bilanci pubblici.
Il calcolo si basa sui flussi di cassa scontati. Poiché gran parte del valore di un’azienda sta nel valore terminale, il passaggio dal 3,5 al 3% riduce il fair value di ciascun gruppo in proporzione alla sua esposizione alle singole aree geografiche. Nello scenario negativo si ferma anche Washington: spesa Usa al 3,5% del Pil invece del 4%, ipotesi che diventerebbe concreta se i Repubblicani perdessero il controllo di Camera e Senato alle elezioni di metà mandato di novembre. La banca mette le mani avanti. Il sentiment potrebbe tradursi in un de-rating più marcato di quello indicato dai modelli, anche se le aziende della difesa hanno una leva operativa più bassa della media, perché i loro margini sono in parte controllati.
Metà del campione resta buy
Anche al 3%, circa metà dei titoli coperti avrebbe un potenziale sufficiente per mantenere la raccomandazione d’acquisto: Babcock, Dassault Aviation, Leonardo, Renk, Rheinmetall e Thales. Bae Systems si aggiungerebbe se gli Stati Uniti confermassero i piani di spesa attuali. In testa ci sono la britannica Babcock e la tedesca Renk, entrambe con un upside del 43% nello scenario prudente (dal 59 e 58% di quello base), seguite da Rheinmetall al 29%. Bae scenderebbe a un upside del 9%, ma quasi tutta la differenza dipende dagli Stati Uniti: al netto di quel fattore il fair value sarebbe di 2.313 pence, il 16% sopra i prezzi attuali. Per gli altri gruppi europei la variabile americana pesa poco.
In coda c’è Saab, l’unica che al 3% finirebbe sotto il prezzo di mercato, con un downside dell’8%. Per il gruppo svedese, però, lo scenario negativo è anche il meno probabile: secondo Citi la Svezia è oggi nella posizione politica e fiscale migliore per tenere il 3,5%. Sulla Germania il giudizio è sfumato. Berlino e Stoccolma, con deficit e debito bassi, hanno i margini più ampi per finanziare il riarmo a debito, senza alzare le tasse né tagliare altre voci. Le recenti battute d’arresto elettorali in Germania potrebbero però imporre qualche compromesso sui piani di spesa.
Il caso Leonardo
Leonardo è l’unica italiana del campione e ne esce tra i nomi più solidi. Nello scenario base era quarta per potenziale di rialzo, dietro Babcock, Renk e Rheinmetall. In quello prudente resta quarta, alla pari con Thales, davanti a Dassault (23%), Hensoldt, Bae e Saab. Il taglio del fair value, poco più del 10%, è in linea con quello applicato a Babcock nonostante l’ipotesi più severa sull’Italia, e inferiore a quelli di Hensoldt e Bae. A reggere il giudizio è soprattutto il punto di partenza. Con un target a 69 euro, Citi vedeva nel titolo uno sconto vicino al 40%: anche togliendo un decimo del valore stimato, il margine resta abbastanza ampio da giustificare il buy.
Mariani alla Camera
Intanto, l’amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, è stato audito dalla commissione Difesa della Camera sulle prospettive industriali e tecnologiche del settore in Italia. Mariani ha insistito sul peso crescente di intelligenza artificiale, cyber, spazio, sistemi unmanned e capacità multidominio, e ha indicato in circa tre miliardi di euro l’anno le risorse che il gruppo destina a ricerca, sviluppo e ingegneria. L’ad si è soffermato sulla necessità di aumentare la capacità produttiva, rafforzare la filiera nazionale e rendere più resilienti le catene di fornitura, passando poi in rassegna i principali programmi di cooperazione: il Gcap, i sistemi unmanned, il terrestre, la difesa aerea integrata e lo spazio.




