Fu tra i leader più incisivi e divisivi della cosiddetta Prima Repubblica, un uomo di potere e visione. Aldo Moro, poco prima del suo rapimento, gli confidò che i socialisti avrebbero presto avuto un ruolo cruciale. Bettino Craxi lo comprese solo anni dopo, quando la crisi degli Euromissili lo catapultò al centro di una lotta fatta di ostilità comunista e pressioni atlantiche. Intervistiamo in esclusiva Ferdinando Mach di Palmestein, mente finanziaria del Psi ed esperto di politica internazionale.
Come descriverebbe Craxi con tre aggettivi?
Craxi fu un uomo forte, concreto e dotato di una visione acuta della realtà politica. A distanza di venticinque anni, il suo ruolo viene oggi rivalutato, mentre in passato la narrazione prevalente tendeva a demonizzarlo. La sua fortezza, più che la semplice forza, era la capacità di credere fermamente nelle proprie azioni, ponderando ogni mossa attraverso un’accurata consultazione con i suoi collaboratori.
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Cosa c’è di vero nella leggenda del tesoro di Craxi?
Ho letto spesso del cosiddetto ‘tesoro di Craxi’. Se ne parla ancora tanto, soprattutto su internet, ma alla fine la realtà è un’altra: questo tesoro non c’era, non fu mai trovato. È una di quelle storie che prendono vita nell’immaginario collettivo, ma che alla prova dei fatti non hanno mai avuto riscontri concreti.
Ci sono state persone che hanno conosciuto Craxi, operatori economici che avevano rapporti con lui, ma mescolare tutto e costruire una narrazione di ricchezze nascoste è stato un esercizio che ha lasciato il tempo che trova. Craxi ha contribuito, invece, a cercare risorse economiche per il partito socialista, usate anche per sostenere partiti fratelli dell’Internazionale socialista. Questa storia è stata usata più come un’arma contro di lui, un marchio infamante da appiccicargli addosso, piuttosto che un fatto dimostrato. E i fatti, col tempo, hanno raccontato una verità ben diversa rispetto alle accuse, come testimoniato recentissimamente dall’attuale presidente della Repubblica italiana. Se davvero fosse esistito questo tesoro, la famiglia di Craxi non avrebbe vissuto le difficoltà che ha affrontato.
Invece, i suoi figli hanno dovuto lavorare per mantenersi, costruire le proprie carriere senza poter contare su alcuna eredità nascosta. La casa di famiglia non ha rivelato segreti, né ricchezze accumulate. E poi, al di là di questa narrazione negativa, c’è forse un altro lato della medaglia. Craxi è stato un leader politico con una visione, un uomo che ha segnato un’epoca e che ha lasciato un’impronta sulla storia italiana. Al posto di concentrarsi su leggende mai confermate, sarebbe forse più utile riflettere su ciò che ha realmente rappresentato e sul segno che ha lasciato nella politica e nella società del nostro paese.
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Parte dei soldi che affluivano al PSI venivano destinati ai movimenti di liberazione in vari Paesi del mondo: ce ne vuole parlare?
Questo è un aspetto poco approfondito nella narrazione dominante, spesso ridotta alla mera questione giudiziaria. Non si trattava soltanto di sostegni economici: erano azioni concrete conseguenti ad atti ufficiali, come per esempio le testimonianza al Parlamento Europeo da parte di numerosi perseguitati politici. Ricordo che fece eleggere in Italia un parlamentare europeo cecosclovacco precedentemente oppresso dal regime sovietico, Jiři Pelikan. Un docufilm, recentemente prodotto dalla Fondazione Craxi, ricostruisce con precisione questa rete di solidarietà, facendo giustizia di molte delle accuse rivelatesi infondate nei processi.
Lei ha conosciuto Craxi da vicino, nei momenti anche difficili: ci può spiegare qual era il rapporto di Craxi con il denaro?
Craxi non aveva alcun legame con il lusso. La sua vita quotidiana era segnata da gusti semplici, quasi popolari. Mi ricordo che, anche quando gli preparai del pesce che avevo comprato al mercato di Hammamet, lo apprezzò, dicendo però: ‘Buono il tuo pesce crudo, anche quello cotto, ma io preferisco sempre le mie zuppe di verdure’. Un uomo che preferiva la semplicità e non solo a tavola. La sua casa ad Hammamet, che tanto ha fatto parlare di sé, era grande, ma non aveva nulla di elegante o sfarzoso. Era mal riscaldata, disadorna, con pochi mobili e niente che potesse richiamare l’idea di un ambiente di lusso. Una casa grande che non ostentava nulla. Grande perché non gli piacevano gli ambienti angusti, aveva bisogno sempre di molto spazio, non solo per la sua altezza. Craxi non cercava ambienti ricchi o lussuosi, ma il conforto e il confronto delle sue idee, della sua visione del mondo in quel suo modo di vivere e di pensare la politica.
Lui non cercava mai il lusso né nel cibo, né nell’abbigliamento, né nella casa. Eppure, in mezzo a tutto questo, non era un uomo che rinnegava il piacere della vita. Amava molto stare tra la gente, tra il popolo in piazza e tra gli amici in casa. Spesso la domenica lo si vedeva nei mercatini alla ricerca di cimeli interessanti, a curiosare tra le bancarelle. Non era il comportamento di un uomo distaccato, bensì quello di chi si sentiva parte di quel mondo, di quella realtà. E forse proprio per questo la sua popolarità non si è mai basata su comportamenti elitari.
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A proposito della politica forte di Craxi si parla spesso dei fatti di Sigonella: cosa ricorda?
Sigonella è uno dei tre grandi eventi politici che segnano il governo di Craxi. Prima di arrivarci, bisogna capire chi era Craxi e quale fosse la sua visione dell’Italia. Era un uomo che voleva un Paese più forte, più autonomo, più rispettato nel mondo. E lo dimostrò con altre due scelte cruciali: la riforma della scala mobile e l’ingresso dell’Italia nel G7. Sigonella è il momento in cui l’Italia tenne testa agli Stati Uniti. Un aereo con a bordo i terroristi palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro e ucciso un passeggero statunitense, Leon Klinghoffer, paralizzato in carrozzella. L’aereo viene intercettato dagli americani, ma atterra in Sicilia, e lì Craxi prende una decisione storica: sul suolo italiano valgono i nostri diritti nazionali e non quelli statunitensi. L’aereo è sul suolo italiano e l’Achille Lauro è territorio italiano, quindi l’Italia decide il destino dei dirottatori. Alla fine prevalse la linea italiana: niente scontro armato, ma fermezza assoluta.
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Quella scelta segnò un punto di rottura. Craxi era stato il primo socialista europeo a schierarsi con gli Stati Uniti nella guerra fredda, sostenendo l’installazione degli euromissili. Ma dopo Sigonella si raffreddarono i rapporti con la comunità israeliana. Israele e una parte del mondo americano non gli perdonarono quell’atto di autonomia. E negli anni successivi, mentre in Italia esplodeva Tangentopoli, non tutti furono dispiaciuti nel vederlo cadere. Sigonella rimane uno dei momenti più alti dell’autonomia e dell’orgoglio della politica estera italiana.
Francesca Maria Grazia Palumbo