Esortazione apostolica e modello occidentale

Chiose di un “liberale etico” a un documento papale

Il tema è il "modello occidentale" e lo stile di vita. Una riflessione tra antropologia culturale e filosofia della storia, ancorata alle radici dell'Occidente

Nel paragrafo 72, che chiude l’Esortazione Apostolica Laudate Deum di Papa Francesco del 4 ottobre 2023, ho letto questa conclusione: “Se consideriamo che le emissioni pro capite negli Stati Uniti sono circa il doppio di quelle di un abitante della Cina e circa sette volte maggiori rispetto alla media dei Paesi più poveri, possiamo affermare che un cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe un impatto significativo a lungo termine. Così, con le indispensabili decisioni politiche, saremmo sulla strada della cura reciproca.”

Ho ricevuto tutti i sacramenti della Chiesa cattolica, fuorché l’estrema unzione, per ora; sono un liberale estimatore del liberalismo etico del cattolico Lord Acton, amato da San Giovanni Paolo II; credo nella “libertà dei liberali” che, anche con l’apporto della migliore tradizione cristiana, l’Occidente ha conquistato e additato al mondo. Questo per dire che non ho pregiudizi anticlericali.

Tuttavia non posso accettare, con tutto il dovuto rispetto, l’affermazione del paragrafo 72 che costituisce il cuore politico dell’Esortazione Apostolica: un cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe un impatto significativo a lungo termine. Cosa ha voluto dire esattamente? L’affermazione ha un che di anodino perché consente diverse e persino opposte esegesi.

La prima: il mondo occidentale ha anche uno stile di vita irresponsabile, dunque da correggere.

La seconda: lo stile di vita del mondo occidentale è irresponsabile, dunque da respingere in blocco.

La terza: l’irresponsabilità del mondo occidentale è diffusa, dunque da cambiare in tutta l’estensione.

La prima interpretazione è pregna di implicazioni mentre la seconda e la terza sono semplicemente da cestinare perché fasulle e dannose, contrastanti anche irreconciliabilmente con il modello occidentale, sebbene i fatti confermino purtroppo che siano proprio queste stesse le più accreditate e propagate nei ranghi degli ecclesiastici e nella folla dei fedeli.

Innanzitutto, lo stile di vita non sembra qui da intendersi in senso specifico di costume sociale, bensì in senso generale di società nel complesso, cioè lo stile di vita coessenziale alla natura materiale e culturale dell’ordine generato dal modello occidentale, inseparabile da questo. Lo stile di vita, a cui sembra riferirsi l’Esortazione Evangelica, è null’altro che il mondo civile delle nazioni fatte di libertà individuale, governo rappresentativo limitato, Stato di diritto, proprietà privata, economia di mercato, indipendenza personale, umanesimo liberale. Quel mondo civile che anche la Chiesa cattolica, nei momenti migliori della sua storia, ha contribuito a plasmare e da esso trae non solo la linfa vitale di sostegno ma anche la stessa forza morale dell’apostolato, le quali certi modelli orientali e meridionali osteggiano fino alla repressione brutale.

È davvero un paradosso, questo, gonfio di conseguenze pratiche distruttrici: proprio la forma di società più efficiente nel sollevare dalla povertà le genti e alleviarne le conseguenti miserie umane viene così gravemente giudicata dalla massima Autorità che ha schierato la religione in prima linea a difesa dei poveri per la loro redenzione. Da secoli il pendolo del Cattolicesimo oscilla tra il rifiuto del mondo così com’è e la prospettazione di una Provvidenza a tratti evocante una sorta di evoluzionismo che imperscrutabilmente migliora lo stato del mondo traendo il bene dal male.

Ecco il punto cruciale. Il modello occidentale non è stato costruito da nessuno eppure da tutti impersonalmente. È il frutto di un’umanità cieca che, priva per natura di mete prestabilite, scopi prefissati e verità manifeste, a pochi o molti, ha proceduto nel cammino dalla caverna primordiale, dove cercava di sopravvivere all’indigenza, fino alle comodità dell’oggi. Non sapeva dove andare né come avanzare. Nondimeno procedeva verso orizzonti dove imparava nuove cose.

E così per migliaia di anni dopo che un umanoide era disceso dall’albero in Africa. Com’è stato possibile tale miracoloso sviluppo, com’è accaduto che uomini e donne “fatti a viver come bruti” siano ascesi a “cercar virtute e canoscenza”? La risposta è venuta soltanto negli ultimi tre secoli, all’incirca. Gli esseri umani procedono per tentativi, esperimenti, errori verso approdi sconosciuti sempre insicuri perché nulla è definitivo.

Il mito di Sisifo aiuta a capire sia la fatica per avanzare che l’incertezza del risultato. L’umanità spinge il macigno della conoscenza sulla collina dell’esistenza per vederselo ricadere ai piedi dalla cima, senza fine. Tuttavia il mito di Sisifo non fornisce la spiegazione esaustiva, perché la fatica dell’umanità, contrariamente alla condanna di Sisifo, non è uno sforzo senza risultato, tutt’altro. Il suo risultato meraviglioso consiste nel miglioramento della vita in ogni senso. Non possono negarlo neppure quelli che ne condannano lo stile senza fornire modelli alternativi funzionanti oppure prospettando modelli fallimentari o ibride imitazioni parziali.

Il mondo occidentale con il suo stile di vita cambia velocemente sotto i nostri occhi e corregge il suo sviluppo imparando dai suoi errori, da sé, conservando i beni e correggendo i mali. Può solo progredire riconoscendo dove ha sbagliato. Non c’è nulla di irresponsabile nella condotta collettiva del mondo occidentale perché la sua intrinseca vitalità, se coltivata politicamente e socialmente in coerenza con la sua naturale essenza, lo spinge, sviluppandosi, ad emendarsi, a liberarsi da imperfezioni e difetti con modificazioni o correzioni. Di fatto, il mondo occidentale, secondo l’impostazione dell’Esortazione Evangelica, potrà salvarsi solo rinnegandosi. Ma questa sembra, appunto, una credenza religiosa in contraddizione con il mondo com’è ovvero una previsione profetica, una delle tante, anche non innocue, poi smentite dalla storia.

Diseredati o meno, donne e uomini d’ogni età, in massa, quotidianamente, anche a prezzo della vita, migrano da Est e Sud verso il mondo occidentale e il suo stile di vita, che desiderano diffusamente abbracciare. Fu il padre del bolscevismo, il più irriducibile nemico del mondo occidentale, ad ammonire che i popoli votano con i piedi, nel senso che vanno dove sentono di poter vivere meglio. Infatti stanno votando, senza dar retta alle esortazioni controfattuali, benché nominalmente evangeliche.

Pietro Di Muccio de Quattro

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