Nel suo Discorso sullo stato dell’Unione europea, Ursula von der Leyen ha proposto un Consiglio europeo di sicurezza con l’Ucraina, il Regno Unito, la Norvegia e il Canada, un protocollo d’emergenza modellato sull’articolo 4 e il Canada come primo membro associato dell’Unione. Nell’elenco dei Paesi mancano gli Stati Uniti. Nonostante von der Leyen abbia chiuso con la precisazione che l’iniziativa non è rivolta contro nessuno, è evidente come il formato equivalga a una Nato senza americani e turchi, sottolineando come il disegno nasca come reazione e protezione di fronte all’abbandono, se non addirittura all’aggressione, che gli Usa portano avanti da tempo contro gli organismi di consultazione multilaterali, a prescindere dalla sigla. Nelle intenzioni della Presidente della Commissione, il Consiglio non sarà un organo dell’Unione, proprio per poter includere il Londra e la Oslo.
Sicurezza Ue
Accanto alla proposta del Consiglio di sicurezza Ue arriva il Protocollo di sicurezza d’emergenza, un meccanismo pensato per affiancare l’articolo 4 del Trattato Nato: quando uno Stato membro lo attiva, gli altri si riuniscono per coordinare una risposta comune a incidenti che restano sotto la soglia dell’aggressione armata. Terzo tassello, uno strumento europeo per le “capacità strategiche” (difesa aerea e antimissile, trasporto strategico, rifornimento in volo, spazio, cyber), da sviluppare in coordinamento con l’Alleanza. Il catalogo delle minacce che giustifica tutto questo è quello degli ultimi mesi sul fianco orientale: incursioni di droni, sabotaggi, attacchi informatici, cavi e infrastrutture danneggiati, migranti usati come strumento di pressione. Cinque commissari dei Paesi orientali avevano chiesto alla Commissione una risposta più forte. Il discorso di Strasburgo è, in parte, quella risposta.
E il Canada?
Il passaggio meno atteso riguarda Ottawa. Von der Leyen ha proposto di aprire la porta al Canada come primo membro associato dell’Unione e come componente del Consiglio, con Mark Carney seduto in aula e accolto da una standing ovation. Il premier canadese ha risposto il giorno dopo citando Goethe e le affinità elettive: “Canada ed Europa non sono legati dalla geografia ma da un’attrazione scelta, e insieme sono più forti”. Le ragioni di Ottawa sono note. I dazi di Trump e le battute sul cinquantunesimo Stato hanno incrinato il rapporto con Washington, che assorbe circa il 70% dell’export canadese. Trump ha replicato definendo l’offerta europea un “ridicolo atto ostile” e ha minacciato dazi molto pesanti all’Europa se giudicherà cattiva l’intenzione. Lo stesso giorno il governo canadese ha formalizzato la richiesta di adesione alla Joint Expeditionary Force, la coalizione a guida britannica che riunisce dieci Paesi Nato del Nord Atlantico. L’ambasciatore designato Jonathan Wilkinson ha però chiarito che il Canada non punta alla piena adesione, che comporterebbe cessioni di sovranità; Ottawa aveva parlato con Bruxelles di una “Alliance for the Future”, e la formula del membro associato è venuta dagli europei.
Ue unita, non somma
Il compito di spiegare che nulla di tutto questo è diretto contro la Nato è toccato ad Andrius Kubilius, Commissario europeo per la difesa e lo spazio, che ha spiegato la ratio dietro le affermazioni di von del Leyen: “essere pronti a combattere come Europa e non come somma di 27 Stati”. E ha distinto i compiti. La Nato prepara i piani militari per Baltici, Polonia e fianco sud e definisce i capability target; l’Unione dispone di strumenti che l’Alleanza non ha, a cominciare dai soldi: “Noi arriviamo con denaro reale”, ha detto Kubilius, mentre l’Alleanza può solo chiedere agli Stati di spendere, senza garanzia che la promessa venga mantenuta.
I soldi Ue
La clausola di salvaguardia nazionale permette di aumentare la spesa dell’1,5% fuori dal calcolo del deficit; Safe mette a disposizione 150 miliardi di prestiti garantiti dal bilancio Ue, circa sessanta dei quali destinati all’Ucraina, che compra anche dall’industria europea. L’Italia ha ridotto la richiesta iniziale ma intende usare circa otto miliardi. Cinque European Defence Projects of Common Interest sono pronti per l’approvazione, su difesa spaziale, marittima e anti-drone. Sulla difesa aerea Kubilius ha ripreso Rutte: la capacità europea va aumentata del 400%. Sul fronte ibrido il commissario ha detto che se si affronta una guerra ibrida serve una difesa ibrida, e che gli strumenti esistono ma vanno riuniti in un unico manuale operativo, aggiungendo che l’Europa può far pagare alla Russia un prezzo molto doloroso per le sue provocazioni.
Frizioni con la Nato
Kubilius ha anche risposto alle obiezioni di “competizione” con l’Alleanza Atlantica. Per il commissario, la Nato sta entrando nella fase che gli Usa hanno definito “Nato 3.0”, nella quale cambieranno struttura e natura, e gli europei devono farsi trovare pronti. Il Consiglio europeo di sicurezza serve a discutere tra europei come costruire il pilastro europeo di quella Nato diversa. Non c’è competizione, sostiene, perché la Nato è una potenza militare e l’Unione una potenza economica, e le due cose vanno combinate. Kubilius ha ricordato che il Consiglio europeo di sicurezza era stato discusso da Macron e Merkel nel 2017-2018, e che l’Italia negli anni Cinquanta guidò il tentativo di costruire una Comunità europea di difesa, ratificata da Roma, Berlino e Benelux e fermata dai francesi. Il fallimento di allora è la ragione per cui i trattati successivi hanno sancito che la difesa resta prerogativa nazionale. Da lì, dice il commissario, bisogna partire, e la prerogativa nazionale non verrà toccata.
Il conto e i vincoli
I limiti del disegno li ha messi in fila lo stesso Kubilius. Un apparato di difesa unitario richiederebbe circa cinquecento miliardi di euro, mentre il bilancio comunitario ha margini molto più stretti, e Bruxelles procede quindi per integrazione graduale, sostenendo le strutture nazionali e collegandole con programmi comuni. Due le criticità di fondo: il nuovo bilancio Ue vale duemila miliardi in sette anni contro una spesa militare che sfiora i settemila in dieci; e l’industria europea fatica a rifornire l’Ucraina anche per la carenza di magneti e microchip, per i quali si dipende ancora dalla Cina. C’è poi il vincolo istituzionale. Il Consiglio europeo di sicurezza, per ora, è un formato tra leader senza base giuridica. Il Protocollo d’emergenza va costruito attorno all’articolo 42.7 del Trattato, e l’ufficio del commissario lavora a un manuale operativo che potrebbe uscire insieme o dopo la Strategia europea di sicurezza, attesa per la seconda metà del 2026. La base normativa, in altre parole, arriverà dopo l’annuncio politico.




