Difesa Ue, al via i primi cinque progetti comuni

Il Consiglio approva gli European Defence Projects of Common Interest, dai droni allo scudo antimissile. Nelle stesse ore dodici governi, quello italiano compreso, contestano la linea francese sulle regole del fondo che dovrà finanziarli

L’Unione europea ha i suoi primi cinque progetti di difesa di interesse comune. Gli European Defence Projects of Common Interest (EDPCI) nascono con l’EDIP, il programma per l’industria della difesa adottato nel 2025. Da oggi i cinque progetti possono accedere ai finanziamenti del programma per partire, e diventano la base per ulteriori risorse attraverso il futuro Fondo europeo per la competitività. Il via libera del Consiglio è arrivato oggi a Bruxelles, mentre i ministri della Difesa dei Ventisette erano riuniti con l’Alta rappresentante Kaja Kallas. Per l’Italia presente il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha portato al tavolo la richiesta italiana di rafforzare la missione navale nel Mar Rosso.

Dai droni al fianco Est

Il primo progetto è Decoder, dedicato ai droni: costruirli e schierarli su scala, insieme alle tecnologie per fermare quelli nemici. Sul mare lavora Imsd, un sistema integrato e interoperabile per individuare e contrastare le minacce in superficie e sui fondali. Dopo i danneggiamenti ai cavi nel Baltico degli ultimi anni, è la parte del pacchetto con le ricadute più immediate sulle infrastrutture critiche. Poi lo spazio, con un progetto che va dai satelliti di allerta precoce contro i lanci missilistici alle comunicazioni e ai sistemi di posizionamento. Eu-Fiamd riguarda la difesa aerea e antimissile integrata, con comando coordinato. Chiude Eastern Flank Watch, pensato per il confine orientale in tutti i domini, cyber compreso. L’elenco ricalca da vicino le lacune indicate dal primo Defence Readiness Report. Il rapporto avverte che l’Ue non si sta riarmando abbastanza in fretta per essere pronta entro il 2030 e segnala carenze in difesa aerea e antimissile, forze navali, munizioni e droni.

L’allarme su Mosca

Kallas è arrivata al Consiglio avvertendo come secondo l’intelligence la Russia stia pianificando “ulteriori atti di sabotaggio e attacchi contro le nostre democrazie”, per dividere le società europee e scoraggiare il sostegno a Kiev. La risposta su cui lavora Bruxelles è un protocollo di sicurezza d’emergenza, annunciato da von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione. Potrà essere attivato da uno Stato membro che individua una minaccia ibrida e riguarderà episodi sotto la soglia dell’aggressione armata. Venerdì un velivolo russo ha violato lo spazio aereo finlandese sopra il golfo di Finlandia, e Helsinki e Stoccolma hanno fatto decollare i caccia. Il ministro finlandese Antti Häkkänen è stato sbrigativo: “Ci servono acquisti congiunti”. Sull’Ucraina, Kallas ha rinnovato l’appello ai Paesi che hanno sistemi di difesa aerea nelle proprie scorte perché li cedano a Kiev. E ha indicato un’altra fonte: fino a venti miliardi potrebbero arrivare dai fondi residui di Safe.

La faglia sulla preferenza europea

Il Fondo per la competitività, quello che dovrà sostenere i progetti nella fase successiva, è al centro dello scontro che attraversa le capitali. Un non-paper firmato da Germania, Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Italia, Lettonia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Svezia e Slovenia respinge la spinta francese per una preferenza europea rigida nel fondo. Per i dodici, l’apertura ai Paesi terzi è “un segnale molto importante” verso alleati e partner fuori dall’Ue. Il testo chiede anche di mantenere la partecipazione automatica dei Paesi dello Spazio economico europeo e dell’Ucraina alla parte difesa, senza bisogno di accordi di associazione. Parigi vede nella preferenza europea lo strumento per ridurre le dipendenze esterne. Il ministro per gli Affari europei Benjamin Haddad ha rivendicato le regole già in vigore per Edip e Safe, che impongono almeno due terzi di componenti europee nei sistemi finanziati.

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