Deterrenza europea. ArianeGroup e i missili Made in Germany

Il nuovo CEO di ArianeGroup, Christophe Bruneau, studia la produzione di missili convenzionali a lungo raggio sul suolo tedesco, mentre Berlino punta a diventare il pilastro militare del continente

ArianeGroup, il consorzio franco-tedesco controllato in parti uguali da Airbus e Safran, ha avviato discussioni con Parigi e Berlino sull’ipotesi di produrre missili balistici convenzionali in territorio tedesco. È quanto emerge dall’intervista che Christophe Bruneau, il nuovo amministratore delegato di ArianeGroup in carica dal primo aprile, ha rilasciato al francese Les Echos e al tedesco Handelsblatt. “Siamo gli unici sul continente a possedere l’intera gamma di tecnologie per i missili balistici” ha sottolineato Bruneau.

La corsa ai missili

Il punto di partenza è una convinzione ormai condivisa nelle cancellerie europee: il continente ha bisogno di opzioni di deterrenza per rispondere all’escalation dei conflitti ai suoi confini. La Francia si è mossa per prima: il bilancio della difesa ha già stanziato un miliardo di euro per sviluppare un missile balistico terrestre con gittata di 2.500 chilometri, con l’obiettivo di averlo operativo entro il 2035, anche se la Direction Générale de l’Armement punta ad accelerare fino al 2030. Il discorso del presidente Emmanuel Macron all’Île Longue, la base dei sommergibili nucleari francesi, ha fissato la direzione: rafforzamento della deterrenza in Europa. ArianeGroup costruisce già il missile M51 per i sottomarini nucleari della Marina nazionale, l’unica azienda europea con quella capacità. Il passaggio nuovo è che questa capacità potrebbe ora proiettarsi su suolo tedesco, in una logica industriale e politica comune.

La strategia tedesca

La svolta epocale annunciata dal cancelliere Olaf Scholz nel febbraio 2022, all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina ha aperto una riforma costituzionale che esclude le spese per la difesa dal vincolo del freno al debito, aprendo la strada a investimenti militari che erano strutturalmente impossibili fino a pochi anni fa. Le Bundeswehr sono in fase di ricostruzione profonda e la domanda, fino a poco tempo fa qua impensabile, è diventata: la Germania dovrebbe dotarsi di una capacità nucleare propria? Il dibattito in corso a Bruxelles e nelle capitali europee rimette al centro il tema della deterrenza come fondamento dell’architettura di sicurezza continentale, e la Germania, in questo quadro, vuole essere il Paese che produce e che decide.

Un’asse industriale

Bruneau sa che il contesto politico è complicato. I grandi programmi di cooperazione franco-tedeschi, il FCAS per i caccia di sesta generazione e il MGCS per il carro armato del futuro, sono bloccati da anni in un limbo di rivendicazioni industriali e ambizioni nazionali. “In Europa ci concentriamo sempre su ciò che non funziona. Questo è precisamente il momento di dimostrare che ci sono anche collaborazioni che funzionano, e funzionano bene”, ha detto Bruneau. ArianeGroup ha quattro stabilimenti in Germania, un direttore della produzione tedesco, un direttore delle risorse umane tedesco, un direttore finanziario tedesco. Bruneau ha insistito su questo punto nell’intervista, quasi a voler rassicurare Berlino: la società non è un “cavallo di Troia” francese, è già strutturalmente bi-nazionale. E la produzione di missili balistici convenzionali in Germania sarebbe la dimostrazione più efficace di questa integrazione.

La Germania vuole guidare la difesa europea

Mentre gli Stati Uniti rafforzano la propria macchina militare, l’Unione Europea continua a fare i conti con la domanda su che tipo di difesa comune intende mettere in campo. In questo vuoto, la Germania si candida a riempire un ruolo di leadership che per decenni ha deliberatamente evitato. La nuova strategia di difesa tedesca punta esplicitamente a costruire capacità autonome in settori finora delegati agli alleati. I missili balistici convenzionali rientrano in questa categoria: sistemi d’arma ad alto valore strategico, con ricadute industriali significative, che Berlino non vuole più acquistare da altri, ma sviluppare in casa. Il tema nucleare rimane, per ora, sullo sfondo, ma non è assente. Il dibattito sull’ombrello nucleare europeo – se debba essere francese, franco-britannico, o in qualche forma condiviso con Berlino – è una delle questioni aperte più delicate dell’architettura di sicurezza continentale. La disponibilità della Francia a discutere di deterrenza estesa, combinata con la spinta tedesca a dotarsi di capacità autonome, crea una finestra politica che non si apriva da decenni.

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