Le Forze armate hanno bisogno di più militari, e di fronte all’evolversi dello scenario globale, devono tornare a mettere la difesa del Paese al centro del loro ruolo. È quanto emerge da una serie di dichiarazioni rese dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, nella stessa giornata in cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riunito al Quirinale il Consiglio supremo di Difesa.
Servono 30mila soldati in più
Intervenendo al Comando operativo di vertice interforze (Covi), il ministro Crosetto ha criticato la legge 244, che limita a 170mila unità il personale della Difesa, definendola un normativa il cui spirito è “di un’altra epoca”. La legge “va superata, il suo impianto è morto” ha affermato il ministro, che ha aggiunto come l’impianto previsto non è più in grado di rispondere alle esigenze operative di un Paese che si muove in un ambiente strategico radicalmente mutato. Per Crosetto, invece, lo strumento militare va aumentato e reso più efficiente, con un incremento indicato in circa trentamila unità, per arrivare intorno alle duecentomila. “Ben al di sotto – nota Crosetto – dei circa 280mila militari tedeschi”.
La professione militare
Nel suo intervento, Crosetto ha anche insistito su un tema culturale prima ancora che organizzativo: il rischio che, negli anni, le Forze armate siano state percepite – e talvolta utilizzate – come un bacino occupazionale più che come uno strumento operativo ad alta specializzazione. “Bisogna tarare le Forze Armate sulle aspettative future – avverte il ministro – dopo che per un periodo sono state considerate come strumento di assunzione”. Invece, il mestiere militare, soprattutto in futuro, competenze, responsabilità e processi decisionali che non possono essere assimilati a quelli del settore civile: “Fare il comandante di una nave non è come fare il dirigente di uno stabilimento industriale”, ha spiegato Crosetto. Una differenza che diventa ancora più marcata in un contesto in cui cyber, droni, spazio e guerra elettronica plasmano quotidianamente l’operatività delle forze nazionali.
Superare Strade sicure
Altro capitolo sensibile toccato dal ministro è stato l’impiego dell’Esercito nell’operazione di pubblica sicurezza Strade sicure. Oggi sono poco meno di settemila i militari impegnati nel pattugliamento delle città italiane. Per Crosetto è il momento di chiudere questa fase, senza delegare alle necessità di assicurare la protezione dei cittadini: “Dobbiamo aumentare le forze di polizia per riportare i militari al loro lavoro originario”. Il ministro parla da tempo della necessità di separare il presidio del territorio dalla funzione militare, coerentemente con il quadro operativo che la stessa Difesa segnala da mesi come sempre più complesso.
La riunione al Quirinale
Le parole del ministro hanno preceduto di poche ore la riunione al Quirinale del Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e che ha previsto la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri degli Esteri, Antonio Tajani, dell’Interno Matteo Piantedosi, dell’Economia Giancarlo Giorgetti, delle Imprese Adolfo Urso, e naturalmente della Difesa Guido Crosetto, oltre al capo di Stato maggiore della Difesa generale Luciano Portolano, il consigliere per gli Affari del Consiglio supremo di difesa, Francesco Saverio Garofani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti. Sul tavolo, un’agenda che riflette la complessità del momento internazionale: l’evoluzione dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, le iniziative di pace, la crescente pressione delle guerre ibride, con particolare attenzione alla loro dimensione cognitiva e agli effetti sulla sicurezza nazionale ed europea. Un tema su cui lo stesso presidente Mattarella, parlando pochi giorni fa al Bundestag, aveva lanciato un monito chiaro sui rischi di una fase segnata da nuove forme di competizione strategica, fino al pericolo dell’escalation nucleare.




