Bab el-Mandeb, l’Italia pronta a scortare le navi senza Aspides

Nella notte la base saudita che ospita il contingente italiano è stata attaccata più volte e un F-2000 dell’Aeronautica è stato danneggiato. Nessun militare coinvolto. Crosetto ha chiesto ai vertici una nuova valutazione sulle opzioni operative. Intanto gli Houthi controllano Bab el-Mandeb e Roma sarebbe pronta a scortare i mercantili senza attendere Aspides

La base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, “è stata oggetto di diversi attacchi” e un velivolo F-2000 italiano, parcheggiato “in un’area decentrata”, è stato colpito. Ha confermarlo una nota del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha seguito lo svolgersi degli eventi nella notte in contatto con il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano. “Non vi sono militari italiani coinvolti”, precisa la nota, e non risultano altri danni a mezzi o infrastrutture usati dal personale italiano. Il ministro ha chiesto al generale Portolano, al comandante del Comando operativo di vertice interforze (Covi), generale Giovanni Maria Iannucci e al capo di Stato maggiore dell’Aeronautica generale Antonio Conserva “un’ulteriore valutazione” sul quadro, sulle condizioni del personale e “sulle possibili opzioni operative”.

La base colpita

Ta’if, ufficialmente base aerea Re Fahd, si trova tra le montagne dell’Arabia occidentale, vicino alla costa del Mar Rosso: una posizione scelta perché fuori dalla portata della maggior parte dei droni iraniani lanciati da est, ma abbastanza vicina da consentire ai Typhoon di raggiungere in fretta lo spazio aereo minacciato. La minaccia, allora, arriva da sud, dallo Yemen. Da Ta’if, infatti, decollano gli F-15 e i Typhoon sauditi impegnati nei raid sullo Yemen contro gli Houthi, che già in passato hanno attaccato la base con droni e missili.

L’Italia nella regione

Dalla scorsa primavera la Task Force Air Arabia schiera una batteria antimissile Samp-T, un radar Kronos in Arabia Saudita e uno in Bahrein, una batteria Skynex negli Emirati contro i droni. Sul piano aereo sono presenti un velivolo E-550A Caew del Task Group Argo per sorveglianza e comando e controllo, quattro Eurofighter F-2000A del Task Group Typhoon e un C-130J per trasporto tattico ed evacuazione sanitaria. Quando l’Iran colpì la base di Ali Al Salem, in Kuwait, il 15 marzo, quattro F-2000 italiani erano sulla pista: l’attacco distrusse un MQ-9A Reaper dell’Aeronautica e danneggiò uno dei Typhoon.

Dal Golfo Persico…

Sul fronte del Golfo Persico, Teheran ha ripreso a colpire le basi americane della regione. All’inizio di settembre i Pasdaran hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro le basi statunitensi di Erbil, in Giordania, in Iraq e in Bahrein; poi hanno annunciato di aver colpito installazioni in Kuwait e negli Emirati. Il Pentagono ha dovuto spostare parte dei mezzi in Giordania e in Israele, e a Washington è nato un dibattito sulla necessità di rivedere l’intera rete di basi, rivelatasi troppo esposta al tiro dei Guardiani della rivoluzione. Secondo i numeri del rapporto dell’Ispettore generale del Pentagono l’operazione Epic Fury è costata circa 33,4 miliardi di dollari, di cui 22,3 in munizioni. Nel conflitto sono andati perduti quattro F-15 e un F-35, sette aerocisterne KC-135 sono state danneggiate e una trentina di Reaper sono stati abbattuti o distrutti al suolo.

… a Bab el-Mandeb

Se lo stretto di Hormuz resta un fronte aperto, dall’altro lato della penisola arabica anche quello di Bab el-Mandeb, la “Porta del lamento” che unisce il mar Rosso al Golfo di Aden, è tornato a infiammarsi. Tra il 10 e l’11 settembre gli Houthi hanno preso il porto di Mocha e l’isola di Mayyun, nota anche come Perim, che controlla lo stretto. Nei giorni successivi sono state riportate avanzate anche nelle isole Hanish. Le forze del governo yemenita riconosciuto hanno ammesso di aver perso più di cinquecento militari in un mese di combattimenti sulla costa occidentale. Riad ha risposto con i raid, gli Houthi con missili e droni sul territorio saudita: il 14 settembre decine di missili balistici e droni hanno colpito la base King Khalid di Khamis Mushait, danneggiando hangar, radar e depositi di munizioni. Il danno più pesante per il Regno è però energetico. L’oleodotto Est-Ovest, che con una capacità di sette milioni di barili al giorno permetteva a Riad di continuare a esportare dal Mar Rosso nonostante la semichiusura di Hormuz, è stato colpito in più punti il 10 settembre e le operazioni sono sospese; Riad attribuisce l’attacco a droni partiti dall’Iraq.

Mandare le fregate?

Parlando a La Spezia al Forum “Risorsa Mare”, Crosetto ha annunciato che l’Italia non aspetterà una decisione dell’operazione europea Aspides per far transitare le proprie navi: “Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra”. La fregata Bergamini è nel porto di Gibuti; davanti a sé ha almeno una decina di mercantili con bandiera o armatore italiano che chiedono di passare scortati, e sono in corso verifiche sulla necessità di un passaggio in Parlamento. Il ministro ha dato indicazioni al generale Portolano, al capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto e al generale Iannucci di predisporre un piano per il libero transito delle navi di interesse nazionale, e di verificare se il quadro giuridico consenta di richiamare sotto comando nazionale capacità già presenti nell’area, oppure se serva una nuova autorizzazione parlamentare.

La situazione nello stretto

Le navi che decidessero di aggirare Bab el-Mandeb dovrebbero affrontare un allungamento della propria rotta di dieci-dodici giorni per circumnavigare l’Africa, comportando un conseguente aumento dei costi trasportati, di qualunque tipo. Gli Houthi, dal canto loro, hanno fatto sapere che le uniche navi a cui sarà impedito l’accesso allo stretto sono quelle saudite, mentre quelle di qualsiasi altro Paese sono libere di transitare. Washington sembra decisa a voler mantenere la tregua con gli Houthi in vigore dal maggio 2025, nonostante Riad abbia chiesto due volte a Trump un intervento americano contro gli Houthi, ottenendo un rifiuto. L’Italia è uno dei pochi partner occidentali fisicamente presenti nel dispositivo saudita. Trump incontrerà martedì a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, i leader di Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman.

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