Nove anni dopo il sisma del 2016, Norcia riapre la Basilica di San Benedetto. È una giornata di emozione e di rinascita civile: conferenza stampa, poi un giro riservato nella cripta e nella chiesa ricomposte pietra su pietra. In prima fila il sindaco Giuliano Boccanera e la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, con l’arcivescovo Renato Boccardo, il presidente di Eni Giuseppe Zafarana, il commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli e il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Accanto a loro i tecnici che hanno guidato il cantiere, l’ingegnere Paolo Iannelli (RUP), l’architetto Vanessa Squadroni (direzione lavori) e Vito Matteo Barozzi, fondatore di Cobar, l’azienda che si è occupata della ricostruzione e dei restauri. Tra il pubblico, anche l’ex presidente della Regione Donatella Tesei e l’ex commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini, a sottolineare una staffetta istituzionale che ha accompagnato il percorso fino ad oggi.

La ricomposizione della Basilica di Norcia è costata quasi sedici milioni, coperti dai fondi europei POR-FESR 2014–2020 messi a disposizione dalla Regione Umbria in convenzione con il ministero della Cultura, con il supporto della sponsorizzazione tecnica di Eni. Il cantiere, affidato a Cobar, si è sviluppato in continuità a partire da dicembre 2021, articolandosi in due lotti: prima la ricostruzione dell’involucro e il consolidamento strutturale con il riuso delle pietre recuperate; poi il restauro delle superfici e degli apparati decorativi insieme alla completa riabilitazione impiantistica e funzionale. Una scelta metodologica chiara ha evitato ricostruzioni di comodo: dove mancavano prove storiche, alcune lacune sono state lasciate a vista, per un risultato più onesto dal punto di vista filologico e più sicuro sotto il profilo antisismico. Nel progetto Eni ha svolto un ruolo non solo simbolico: l’accordo di sponsorizzazione tecnica, siglato nel gennaio 2021, ha portato risorse economiche e competenze organizzative e professionali (attraverso Eniservizi) a sostegno del cronoprogramma e della ripresentazione artistico-architettonica dell’opera, in una logica di alleanza tra pubblico e privato che ha coinvolto Commissario, MiC, Arcidiocesi, Regione e Comune. Cobar, impresa esecutrice, ha gestito il cantiere dei due lotti sotto la direzione dell’architetto Squadroni, traducendo le indicazioni della Commissione tecnica in un lavoro di cuci-scuci sulle murature storiche e di integrazione impiantistica a servizio della fruizione contemporanea.