Al nucleare servono la continuità degli attori e la determinazione di Pichetto. Parla Clini

“Guardi, secondo me al nucleare oggi servono la determinazione che ha saputo mostrare in questi anni il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e una certa continuità e coerenza di comportamenti, evitando gli stop&go, i passi indietro e anche rimettere in discussione gli attori che potranno portare in tempi ragionevoli al nucleare italiano”. Va dritto al punto, Corrado Clini, già direttore generale e ministro dell’Ambiente, intervistato da Beemagazine sul ritorno all’atomo da parte dell’Italia
Professore, il ritorno al nucleare in Italia avrà più fortuna di quello del 2008-2011?

Non so dirlo, ma posso dirle che se avrà più fortuna, vorrà dire che anche l’Italia avrà più fortuna. E vorrà dire anche che avremo alle spalle lo spettro del 1987 da cui nacque l’odiosa cultura del No che tanti danni ha causato al nostro Paese. Il nucleare, poi, non meritava la cultura del No, perché Chernobyl – come si è visto – è stata un’eccezione. E poi guardiamo ai confini di casa: svizzeri, francesi, sloveni, spagnoli dispongono di un dna particolare per poter resistere alle radiazioni? Suvvia, non scherziamo. Va semmai osservato che il nucleare è una tecnologia verde, visto che ha un’intensità di carbonio inferiore al fotovoltaico! E poi in tutti questi anni si è fortemente evoluta.

Gli scettici agitano anche l’argomento dell’impreparazione italiana sul nucleare e la dipendenza dall’estero per fare il nucleare in Italia.

Non c’è dipendenza per l’Italia sul nucleare! Viene da ridere per molte ragioni. Prima di tutto perché basta citare alcuni nomi e il nucleare italiano è a portata di mano: Enel, Sogin, Nuclitalia, Newcleo, Ansaldo Nucleare, Enea. Lo sa ad esempio che Enea a Brassimone ha un centro di ricerca avanzatissimo che potrebbe rappresentare un punto di riferimento non solo scientifico ma anche commerciale? La dipendenza la abbiamo da oil&gas! E la abbiamo alimentata in questi anni perché i nostri esperti – fossero di Enel o Sogin o Enea – lavoravano per usare un’espressione a effetto in semi clandestinità! Anche sul tema scorie, accomunabile alla nostra cronica allergia e indisponibilità a gestire i rifiuti a casa nostra, le sembra possibile che noi fatichiamo a individuare un deposito nazionale, essenziale per il decommissioning, e i francesi lo hanno collocato nella zona dello Champagne a un passo dai vigneti!

E allora, ora che si fa?

Non ci vogliono premi Nobel, il percorso richiede linearità, coerenza, attori capaci di mettere a terra la visione politica e i progetti. La stabilità di governo ha consentito di arrivare all’approvazione della legge. Vale anche per i player di riferimento che abbiamo citato, da Ansaldo Nucleare a Enel a Sogin. Ci vuole ovviamente un’autorità politica responsabile. Il governo Meloni ha saputo arrivare in fondo a questo primo step e il ministro Pichetto in questi anni ha dimostrato coraggio, andando contro i vecchi stereotipi anche se operava con le difficoltà di un dicastero di nuova costruzione, che unisce Ambiente ed Energia, macchine burocratiche diverse e storicamente spesso conflittuali. Pichetto non ha determinato fratture ed è andato dritto sul nucleare ma anche sulle politiche dei rifiuti, rispetto alle quali ha detto parole giuste ma coraggiose invocando l’applicazione chiara degli obiettivi Ue senza cedere alle fissazioni di raccolta differenziata fine a sé stessa. Ritornando al nucleare serve una procedura che consenta poteri di decisione. Quando in Campania i rifiuti erano in mano alla camorra, l’inceneritore di Acerra fu realizzato in tempi record sotto la tutela dell’esercito. Occorre un iter decisionale che eviti la logica del ‘Tar contro Tar’ e che trovi un quadro normativo di riferimento concordato con la Commissione europea secondo standard seri. Cerchiamo di non avere paura: in Francia, Slovenia e persino Finlandia, non ne hanno.

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